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17 febbraio 2017

"El tiempo entre costuras" - serie tv spagnola (tradotta male) distrugge lo stereotipo.

Trovo buffo che in un'era globalizzata come questa, in cui con un click si puo' visitare e conoscere ogni parte del mondo, molti - anche tra i giovani - decidono , scientemente o no, di limitare i propri orizzonti, alimentandosi solo ad un piccolo angolino della cultura. E' riduttivo e significa privarsi della ricchezza di scoprire mentalita' diverse, modi diversi di esprimere e di intendere le emozioni e le vicende della vita, storiche o quotidiane.
Per questo ho come puntiglio personale, che vorrei fosse piu' estesamente condiviso, di non giudicare mai a priori un'opera d'arte (nel senso ampio di frutto dell'arte e dell'ingegno umano, non necessariamente di capolavoro, e nella qual categoria io includo non solo dipinti ma anche libri e film, in quanto espressioni studiate ed artistiche di emozioni e concetti, banali e non) in base alla provenienza, o agli stereotipi che questa talvolta suggerisce. 
Nel caso di oggi, serie televisiva spagnola solitamente si traduce nella mente di tutti in 'telenovela mielosa, infinita e priva di guizzo artistico...solitamente buona solo come intrattenimento pomeridiano per casalinghe di mezz'eta'. Purtroppo questa e' la realta' di quanto siamo influenzabili dal pregiudizio, dal sentito dire o dalla tendenza di fare, come si dice, di tutta l'erba un fascio.

"El Tiempo entre Costuras" e' stata per me una scoperta piacevole e certamente difforme da eventuali aspettative pregiudizievoli. Questa serie tv di produzione spagnola, ambientata pero' per buona parte in Marocco, racconta le vicende di una giovane sarta capace, appassionata e ingenua come tante donne in giovane eta', che e' costretta dalle svolte della vita a ricostruire la propria strada nell'Africa dominata dalla Spagna imperialista e franchista degli anni Trenta. Attraverso gli occhi di Sara Quiroga scopriamo i meccanismi di una societa' eterogenea in cui fascisti e ribelli spagnoli, nazisti tedeschi, ricchi inglesi e musulmani marocchini erano costretti a muoversi negli stessi spazi, interagire, fare affari - legali e non - e amalgamarsi quel tanto necessario alla comune convivenza, senza tuttavia dimenticare mai le diverse fazioni o mondi di appartenenza.
Questa serie, malamente tradotta in italiano "Il tempo del coraggio e dell'amore" a enfatizzare l'aspetto romantico e romanzesco della trama che, pur essendo importante, non era stato originariamente scelto come protagonista - tanto e' vero che in spagnolo, il titolo significa letteralmente " il tempo tra le cuciture" a mettere in evidenza la principale caratteristica della protagonista come sarta provetta - inizia a Madrid nel 1936, poco prima dell'Alzamiento di Franco che porto' alla guerra civile spagnola. Seguendo fedelmente le vicende narrate nel romanzo omonimo su cui si basa di Maria Duenas - omonimo in spagnolo, non in italiano in cui e' stato invece tradotto curiosamente "La notte ha cambiato rumore", strani fatti accadono nelle case editrici nostrane - troviamo Sira, ventenne, che alla vita modesta e tranquilla che conduce dividendosi tra il lavoro come sarta insieme alla madre e i preparativi per il matrimonio col fidanzato - gentile, dolce e innamorato ma volutamente un po' scialbo - sceglie di lasciarsi andare all'avventura, unendosi ad un affascinante venditore di macchine da scrivere, ambizioso e con il pallino per lo stile di vita ricco ed elegante. Inseguendo un sogno imprenditoriale condiviso, ma anche alla ricerca della bella vita, partono insieme per Tangeri, vivendo per qualche mese solo di divertimenti e piaceri. Tutto si infrange quando Sira si ritrova derubata dei soldi - donategli dal padre -, con un debito enorme sulle spalle, un bimbo in grembo e abbandonata dal prezioso innamorato.
Vari accadimenti si susseguono poi, virando la storia dalla parte prevalentemente romantica e raccontandoci invece le difficolta' che una donna non sposata e sola aveva a quel tempo. Sira si ritrova ospite in una pensione a Tetouan, allora capitale del protettorato spagnolo in Marocco, dove si riprende fisicamente ed emotivamente grazie all'aiuto di un'improbabile e divertente accozzaglia di personaggi ben delineati, alcuni esaurientemente e altri solo con poche pennellate sapienti, riuniti nell'intimo microcosmo di una pensione afittacamere. In particolare spiccano tra gli altri Candelaria, padrona della struttura che diventa per lei una seconda figura materna, e la giovane ragazza marocchina Jamila, musulmana che parla spagnolo e che funge da 'serva' per Candelaria in cambio di vitto e alloggio.  Fra le tre donne nasce un legame particolare, grazie al quale - ma non solo - Sira si trovera' in grado di aprire il proprio atelier di sartoria, divenendo la sarta piu' abile del protettorato. Proprio attraverso il via vai di quelle stanze, a noi spettatori si apre una veduta sugli intrighi politici e sociali che animavano l'alta societa' coloniale, impariamo i giochi leciti e illeciti che sostenevano la pesante trama di un periodo complesso come quello della guerra civile spagnola e le connessioni inevitabili con le vicende degli altri paesi europei. Grazie alla sua bravura, attraverso l'Atelier si dipana davanti a Sira una nuova strada, eccitante e pericolosa, che le fara' cambiare nome in Arish Agoriuq, " diventando protagonista di incredibili avventure e intrighi internazionali che la fanno viaggiare in giro per il mondo". [Wikipedia]

Non e' solo passioni travolgenti e stucchevoli scene d'amore, quindi. " El tiempo entre costuras" parla della condizione femminile dell'epoca, descrive efficacemente gli aspetti socio-politici del tempo, pur non volendo concentrarvisi, e garantisce un'attendibilita' storica accettabile per una serie che vuol essere solo fiction drammatica ad ambientazione storica, e non documentario realistico; gli accenni storici sono accurati, dunque, e gli aspetti di contorno come ad esempio i costumi - importanti in questo caso, visto che abbiamo una sarta come protagonista - ma le vicende storiche che non incrociano direttamente il cammino del personaggio principale sono solo accennati con poche linee, cosi da evitare il rischio di non essere puntuali.
Dal punto di vista prettamente espressivo della storia, vi troviamo esemplificati diversi tipi di relazioni umane, emozioni e sentimenti che sono processati ed esternati in modalita' forse diverse da cio' cui siamo abituati oggi ma che credo si accordano giustamente con il periodo storico in cui si e' voluta ambientare la storia stessa. In molte opere, che siano serie televisive film o libri, l'ambientazione storica viene usata per attirare il pubblico, relegata a dare un 'odore esotico' alla trama e che finisce per diventare pretesto, tanto che prendendo la storia e spostandola pari pari di qualche secolo o continente vi si adatterebbe tranquillamente senza neanche doverla aggiustare troppo. E' vero che nella storia dell'espressione, scritta e cinematografica, le 'storie' ed i personaggi si ripetono inevitabilmente, con variazioni piu' o meno rilevanti, perche' le combinazioni non sono infinite e certi elementi sono necessari a rendere la storia interessante e significativa. Pero' credo anche che la bravura di un autore, che per me e' fondamentalmente un racconta storie, sta nel intersecare radicalmente gli elementi centrali a quelli di contorno, la trama in se' stessa con l'ambientazione, per renderli inscindibili e quindi creare qualcosa di originale, che sara' necessariamente diverso da un'altra opera seppur similare da un lato o dall'altro.

Sono grata anche alla personale passione per le lingue straniere che mi ha sempre accompagnata, permettendomi in questo caso di guardare la serie in lingua originale e quindi assaporare l'esperienza nella sua pienezza. E' uno degli aspetti positivi di fenomeni moderni come Netflix, che ci permettono di avere accesso ad un vasto spettro di contenuti, di scegliere tra la comodita' della propria lingua o l'emozione della lingua originale, il tutto a basso costo e quasi nessun incomodo - niente piu' aspettare in fila al cinema, cercare il dvd in lingua originale e aspettare che ti arrivi a casa e cose simili. Per correttezza devo menzionare che la serie e' stata doppiata e trasmessa su Canale 5 nel 2014 passando, almeno per quanto mi riguarda, inosservata purtroppo.

Una serie intrigante, completa di sapori diversi per abbracciare un pubblico ampio: romanticismo, suspense, storicita', dramma,  amicizia, guerra...
La vita nel protettorato

Sira e Ramiro, fascinoso ma deludente.

Gli affetti veri di Sira
La svolta
Il Marocco spagnolo II


Gli intrecci politici
Una nuova identita'
Il cast completo

16 gennaio 2017

Red Tails: il coraggio non ha colore. [ITA]

Di solito ho paura dei film “basati su storie vere”. Ho paura quando raccontano la verità, perché vuol dire che certe cose sono davvero accadute, ed ho paura quando sono sporcati di finzione, perché alterano la storia ed è un crimine crudele. Senza conoscere la realtà degli avvenimenti, non possiamo imparare da ciò che è stato…e riduciamo così la storia a semplice passato inutile ed inerte. Questo film è stata per me è un’eccezione. Mi ha toccata profondamente proprio perché basato su fatti veramente accaduti. Odio la guerra e la violenza con ogni parte del mio cuore, tuttavia questo non mi impedisce di rendere omaggio a coloro che hanno rischiato la loro vita per un’ideale di libertà.
Red Tails (2012) racconta alcune vicende del 99° squadrone combattente dell’aviazione militare americana che combatté durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale nei cieli sopra il nostro Mediterraneo. Il Tuskegee Airmen fu un reparto di piloti di caccia espressamente voluto dal presidente Roosevelt che si distinse per le missioni riuscite, per la minima percentuale di perdite subite e per la bravura e l’affiatamento dei suoi membri. La cosa straordinaria di questo squadrone è che alla guida di quei caccia “coda rossa” – da qui il soprannome “Red Tails” – vi erano solo piloti di colore, “nigger” come venivano chiamati allora. Il film racconta la lotta di questo gruppo di uomini che dovettero combattere per combattere, provando missione dopo missione di non essere inferiori agli altri soldati né in abilità né in coraggio. Il Tuskegee Airmen dovette affrontare due guerre: una in aria contro gli aerei tedeschi, l’altra a terra contro la sfiducia degli alti gradi di comando dell’aviazione americana e contro il disprezzo e la discriminazione degli altri piloti americani “bianchi”. Report dopo report riuscirono a guadagnarsi il rispetto e l’onore che meritavano in una nazione ancora piagata dal più duro razzismo. Oltre all’esagerata reputazione di essere praticamente invincibili – per anni si è creduto che nessun bombardiere scortato dal Tuskegee Airman fosse stato abbattuto – questo coraggioso reparto di americani, inclusi i 66 piloti caduti in combattimento, hanno guadagnato riconoscimenti e medaglie al valore, tra cui nel 2007 la Medaglia d’Oro del Congresso.
Il razzismo è ancora insito nella maggioranza dei cuori della gente di ogni paese, ed il suo fuoco si risveglia particolarmente quando si tratta di persone di colore. Così è stato per secoli, nonostante ci sia sempre stato chi si è battuto per cambiare le cose, e purtroppo così continuerà ad essere. Tuttavia film come questi fanno bene a chi di noi possiede ancora una coscienza sensibile ed un cuore da toccare. Erano soldati..hanno ucciso come i loro nemici e togliere vite è sempre da disprezzare. Non sono i soldati, né i piloti né gli americani che ho guardato in questo film…ma gli uomini, che hanno dovuto guadagnarsi il diritto di combattere per ciò in cui credevano, diritto garantito automaticamente agli altri ma ostacolato e infine concesso con denti stretti a loro perché di pelle scura.
E’ un film fatto molto bene, realistico e reale, interpretato da un team di attori che sentivano ciò che stavano recitando. Nella trama c’è anche una piccola storia d’amore, tra un’italiana ed uno dei piloti del Tuskegee. Un’amore di guerra, tra persone diverse che neppure comprendono le rispettive lingue ma che comunicano ai rispettivi cuori. Bravi David Oyelowo e Daniela Ruah…ma niente possono i loro personaggi contro il fuoco della guerra. Andando su terreni meno tragici e profondi, i ragazzi dello squadrone sono personaggi divertenti, giovani scapestrati; le scene d’azione ed i combattimenti in volo sono appassionanti e ben girate. Sono riuscita a seguirle persino io che di solito nei film di guerra non ci capisco niente.

Il cast, quasi interamente composto da attori di colore, include: Cuba Gooding Jr, Terrence Howard, Ne-Yo, Elijah Kelley, Tristan Wilds, Nate Parker e Kevin Phillips. Altri soldati americani sono stati interpretati da Robert Kazinsky, Bryan Cranston e Gerald McRaney. 
E' un film che è stato piacevole vedere...e rivedere, per la trama, l'azione ed anche i temi importanti che affronta. Io, quindi, lo raccomando vivamente.
Irene Francis

13 gennaio 2017

Bollywood non è solo per indiani: Guzaarish [ITA]


"I pregiudizi impediscono di scoprire le altrui virtù"

Einstein disse che è più difficile distruggere un atomo che un pregiudizio e, purtroppo, credo avesse pienamente ragione. Io, tuttavia, continuo ad essere un'inguaribile sognatrice quindi, pur essendo forse senza speranza, voglio provare a distruggere il pregiudizio.
Noi occidentali siamo stati ottusi per secoli, impegnandoci stupidamente a tenere lo sguardo fisso davanti a noi, come cavalli da tiro con i paraocchi, perché consideravamo inutile voltarci ad osservare le culture che ci stavano intorno. Erano inferiori alla grande cultura europea, dovevano esserlo. Altrimenti come avremmo scusato noi stessi delle barbarie inflitte, dell'egemonia che abbiamo cercato di mantenere strenuamente, con violenza, a costo di calpestare nostri simili non uguali a noi? 
Il problema è, però, che questa nostra attitudine mentale ci ha influenzati tanto da lasciare radici in noi, anche nei più moderni e aperti di mente, anche in chi dice il contrario. Pur senza rendercene conto, ognuno di noi è portato d'istinto a guardare con diffidenza ciò che viene da paesi e culture diverse dalla nostra, da quella che è rimasta comodamente e saldamente al centro del mondo nella visione eurocentrica che continuiamo ostinati a promuovere, ciechi di fronte al cambiamento dei tempi e del mondo.
Anche io sono vittima del pregiudizio, della maledetta abitudine di "far di tutta l'erba un fascio", di generalizzare. Tuttavia grazie a Bollywood ho avuto un'occasione di ricredermi, di cambiare opinione e questo mi ha tanto arricchita che desidero darla anche a coloro di voi che ne hanno bisogno.
A causa della "fama" che il cinema indiano ha qui nel nostro paese, fino a poco tempo fa anch'io generalizzavo considerando ogni produzione bollywoodiana un polpettone fatto di canti, danze colorate, confusione da bazaar, attori con la caricata espressività delle soap opera di più bassa qualità, plot e dialoghi di ancora minor pregio.
Niente di più sbagliato, niente di più falso.
Certo, anche nell'industria cinematografica indiana ci sono le commedie idiote, i film patinati simil-soap-opera e i polpettoni impossibili da reggere più del decimo minuto. Come ci sono nel cinema italiano, in quello inglese, francese, spagnolo, americano. 
Ognuno di questi paesi è capace di creare pellicole di pregio, capaci di emozionare, kolossal efficaci, capolavori. Posso dirvi per esperienza che l'India non è da meno.
Scoperto questo "nuovo mondo" grazie al film "Matrimoni e Pregiudizi", rifacimento indiano di "Orgoglio e Pregiudizio", mi sono avvicinata alla cultura indiana e alle migliori tra le loro produzioni cinematografiche, rimanendone sorpresa, prima, poi affascinata ed emozionata, infine affezionata.

Tutte le pellicole che ho visto, accuratamente selezionate tra le miriadi prodotte negli anni, mi hanno sorpresa perché non hanno bisogno di corpi nudi, scene di sesso, sbaciucchiamenti sfrenati o dialoghi strappalacrime per trasmettere passione, amore, complicità, intensità. Lo fanno con lo sguardo, con una carezza o un abbraccio, riuscendo ad essere molto più efficaci e molto più seri. Sanno trasmettere l'allegria, incanalano le emozioni attraverso musiche coinvolgenti accompagnate dal loro unico, affascinante modo di cantare. Ogni movimento del corpo corrispondente una parola.

Gosford Park: upstairs and downstairs prima di Downton Abbey [ITA]

Forse molti di noi che hanno seguito e amato la serie televisiva "Downton Abbey"  non sanno che i suoi creatori si sono ispirati ad un grande film del 2001: Gosford Park.
Il famoso "narratore" di Hollywood Robert Altman ricrea in questa sua raffinata pellicola, premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, l'atmosfera che aleggiava sulla contraddittoria e diseguale società inglese degli anni '30. Egli ci fa strada in questo mondo fra lusso, relazioni sbagliate, matrimoni infelici contratti per comodo, inflessibili piramidi sociali e intrighi o misteri familiari, sorretto da un cast eccezionale.

"Gilmore Girls - A Year in The Life"

The Girls are Back in Town!

Posto che anche voi siate tra i fortunati ad avere già accesso, su suolo italiano, al revival dell'amatissima serie "Gilmore Girls" (conosciuta come "Una Mamma per Amica" da noi), vi sarete sicuramente fatti la vostra opinione al riguardo. 
Cercando nel web, nostrano ed internazionale, si trovano commenti e sentimenti dei più disparati. Che stia diventando uno di quegli argomenti su cui la gente ha amore folle o completo rigetto? Certo, è comprensibile che l'enormità di appassionate di Una Mamma per Amica (userò il genere femminile perché target e ammiratore principale, ma non unico,  di questa serie televisiva), provenienti per altro da diverse generazioni - uno dei pregi di "Gilmore Girls" è proprio essere riuscito ad unire nonne mamme e figlie in un comune sentimento di appartenenza e condivisione - abbiano reazioni forti nei confronti del revival e delle varie scelte che questo ha comportato. Quando qualcosa ci è prezioso, quando lo consideriamo parte del nostro processo di crescita o anche solo un aspetto solido, confortevole e ricorrente del nostro passato, le aspettative sono altissime; lo è dunque anche la probabilità di esserne delusi.

"Possession - Una storia romantica" diretto da Neil LaBute

Oggi vi propongo la recensione di un film - storico solo per metà - delicato ma avvolgente, coinvolgente ed a tratti commovente. Parliamo di "Possession - una storia romantica" diretto dal regista americano Neil LaBute e basato sul romanzo pubblicato dalla scrittrice Antonia Susan Byatt nel 1990.

Trama
Mandato nelle sale americane quindici anni fa - nell'ormai lontano 2002 - ha come protagoniste due coppie, o meglio quelle che nel corso della storia diventano due coppie di innamorati, una unita dal passato e l'altra dalla passione. Gwyneth Paltrow è Maud, una ricercatrice letteraria inglese, bellissima e competente ma sempre composta, distaccata, frenata, discendente e studiosa della poetessa Christabel LaMotte.
Aaron Eckhart è un aspirante ricercatore americano, che lavora come factotum per un professore britannico, appassionato e studioso autonomo del poeta vittoriano Randolph Henry Ash.
I due si incontrano quando Roland, durante le sue ricerche su Randolph, si imbatte nella figura di Christabel. Incuriosito da alcuni indizi scoperti nella London Library, organizza un incontro con Maud per saperne di più riguardo a Christabel. Le ipotesi e l'entusiasmo di Roland riescono a coinvolgere Maud, così i due si mettono sulle tracce dei due poeti vittoriani, che scopriranno innamorati contro legami e regole dell'epoca. Ripercorrendo il viaggio fatto dai due per la campagna inglese, anche i due studiosi finiranno per vedere sbocciare fra loro l'amore, come sospinti dal sentimento di Christabel e Randolph, seppur secoli più tardi.